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ETA

Ovviamente piove. E ci sta perfettamente bene che abbia appena mangiato del sushi. Guardo il polso. Segna le 22:34:45. Nella parte alta del piccolo schermo osservo l'altro indicatore. Dice: 27:11:23:3:23:45 Vivrò ancora per 27 anni 11 mesi 23 giorni 3 ore 23 minuti 45 secondi. Sono diventati 15. Ora 14. Adesso 13... Mi fermo e abbasso il polso. Vaccarana, mi sono fottuto alla cazzo trenta secondi di vita. Anche voi. Tutti. No, non volevo mettere l'ansia del tempo inesorabile che scorre e alla fine si muore. Non mi diverte come gioco. Però questo orologio è qui, al mio polso e segna il tempo, tutto, anche quello al contrario. E.T.A. E' l'acronimo di Estimated Time of Arrival. Quanto tempo ti resta per arrivare? Guardi il polso e lo sai. L'arrivo. Detta in questo modo la questione diventa persino carina. Il Viaggio. Il Grande Viaggio. Questo è il mio viaggio, durerà ancora 27 anni e bla bla bla. Quando qualcuno arriva in ritardo guardo l'E.T.A. e dico "mi hai fatto perdere quindici minuti". Ora questa frase ha un suo perché. Lui arriva in ritardo. Dieci minuti. Non dico niente. E' come immaginavo. L'Imperatore è basso. Ha il volto truccato e i capelli sono proprio come si vedono su internet. Dal vivo è impressionate, si vedono i dettagli dei trucchi che ricoprono il suo volto, dettagli che sfuggono alla sensibilità della telecamera. Ha gli occhi spenti e tristi, sembrano le uniche due verità incastonate in questo faccione energico come il PVC. Dice di avere una sola ora per l'intervista. Con lui ci sono due uomini dell'esercito. Fa una battuta sugli ultimi due articoli che ho scritto su di lui. Troppo critici secondo lui, la battuta è: vuole farsi fucilare? Ridiamo. Sono leggermente teso. Ci sediamo. E' un attimo. L'imperatore tira su i polsini della sua camicia,  bianca, splendida. Una frazione di secondo. Vedo il suo orologio. Vedo il suo E.T.A. Vedo la prima cifra. Mi basta. A quel punto faccio finta di guardare il mio orologio per controllare l'ora. "Allora facciamo un'ora esatta da questo preciso istante". In realtà volevo rivedere il mio E.T.A. Sorrido. Alzo lo sguardo e faccio la prima domanda all'Imperatore.
doug - 11:37 | lk | | Bossanova

e' un momentaccio

I cinque che hanno massacrato quel povero ragazzo di Verona sono dei disgraziati, meschini. Chi cerca di colorare politicamente questo massacro può farlo, è legittimo, è comprensibile, va di moda, però qualcuno dovrebbe avvisarlo con un fax che la campagna elettorale è finita. Lasciamo perdere il Fascismo, questi sono cinque ignoranti miseri; esseri senza valori. Esistenze distaccate dalla realtà che solo questo massacro, forse, può riportare a terra. Spingere quel massacro sul piano politico lo sfalsa rendendolo ingannevole; lo riduce. La questione è sociale. Quei cinque non sono le B.R e neanche il Terrorismo Nero delle piazze Fontana. Quei cinque sono il sintomo di un male attuale diverso, più severo ed esteso; l'ignoranza, la mancanza di valori, l'assenza del senso della vita... altrui. A Verona è mancata la coscienza della vita altrui, come è mancata in Iraq, come manca nella striscia di Gaza quando arrivano missili israeliani, come manca a Tel Aviv se si fa detonare un kamikaze, come quando la tolleranza diventa zero e l'intolleranza mille. A Verona, dopo le responsabilità individuali, ci sono i fallimenti della cultura, dello Stato, della tanto osannata famiglia, delle chiese... della Politica. Vedere quarantamila persone in piazza che mandano a fanculo in coro non mi piace e sinceramente mi fa paura. Questi sì possono replicare quel fascismo che i miei genitori hanno conosciuto bene. Quei cinque di Verona sono un altro male, molto più grave.
doug - 11:33 | lk | | Tabasco

all'orecchio

Sono in fila. Sono al telefono con l'analista, ci vogliono 4 sedute per stemperare il trauma da rogito/mutuo. Così dice lei in videoconferenza. Chiudo la comunicazione. Ancora una persona e poi tocca a me. La tizia davanti protesta. Pretende uno sconto non calcolato dal sistema informatico. Ha acquistato tre confezioni e dovrebbe pagarne solo due. Così diceva la pubblicità ascoltata nel testo della canzone. Conosco quella canzone e confermo. Ci mettiamo a cantarla. Chiedo di poter vedere lo scontrino. In effetti sta pagando tre confezioni e la canzone nelle classifiche diceva diversamente. All'ingresso le porte automatiche si aprono senza motivo, entra aria caldissima insopportabile. Cantiamo il ritornello ed arriviamo al punto preciso della promozione. La cassiera è un tronco di donna che sbuca fuori da una guaina di lattice. Vedo solo il tronco, dall'ombelico in giù sparisce. Sotto quella guaina estesa che ricopre tutta la zona delle casse ci sono i professionisti, quelli che  leccano le cassiere con le gambe aperte. Devono rilassarle. Così riportava un'inchiesta giornalistica di qualche settimana fa. La cassiera ha un bel sorriso. Mi avvicino e la bacio con lingua. Limoniamo. L'idea di lei con le gambe aperte mentre la limono mi fa pensare alla parola workgroup. Un tizio prepara un cartello con scritto "Protestiamo !! Vogliamo il Direttore". Iniziamo a gridare lo slogan contro la cassiera. Un tizio suggerisce di mettere tre punti esclamativi. Un'altra suggerisce, gridando, di metterne uno solo. Arriva la televisione. Ci riprende con dei micro-elicotteri telecomandati. Uno di questi elicotteri cade. E' uno schianto, si rompe in mille pezzi, un bambino corre a raccoglierne alcuni. Ha i capelli rossi. Arriva il Direttore accompagnato da due avvocati stereo e il famoso cantante mono, quello della canzone. Ci spiega che il sistema informatico ha sbagliato, lo sconto verrà calcolato a mano. Evviva la libertà, grida. La folla esulta e balla la taranta. La televisione ci riprende. Il Cantante inizia a cantare. La tizia con lo scontrino in mano lacrima. Tutti sono felici. Guardo la cassiera, lei guarda me. Mi avvicino all'orecchio destro e domando: "a parte tutta questa cazzata dello sconto e' vero che vi leccano tutto il giorno?"
doug - 11:29 | lk | | Bossanova

gravi

Le proteste alla fiera del Libro di Torino sono persino più utili dei 15.000 morti in Birmania. Ops, volevo dire gravi e non utili.
doug - 08:48 | lk | | i corti

il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno
doug - 21:31 | lk | | i corti

It's bossatime 
doug - 00:01 | lk | | sound of the day

senti che fuori piove, senti che rumore

Ero a casa, quando ho visto che stava per piovere mi sono cambiato e sono uscito. Dai, forse si corre ancora  una volta al Parco Lambro... con la pioggia. Alla fine sono state poche gocce ...sempre meglio che due dita negli occhi. 11km e qualche metro, velocità media 5'23''. Un chilometro centrale a 4'40''. Mentre correvo e quando, troppo spesso, guardavo il display del Garmin, quel gesto mi riproponeva l'esperienza di venerdì. Venerdì.  Sono al secondo chilometro. Sono, diciamo, particolarmente "allegro".  In pratica chiudo i primi due km sotto i 10', e sono i primi due km. La musica è perfetta. Sto bene. Faccio per riguardare il Garmin e scopro che è spento. batterie scariche, low. OFF. OFF. Ecco, la sensazione è stata questa, provo a spiegarla, così. Avete presente quando in autostrada, in una bella giornata di sole, con indosso gli occhiali da sole, entrate in una galleria e questa non è illuminata? Ecco, la stessa cosa. OFF. Buio. Ecco, in quel momento ho scoperto tutta la dipendenza che può creare il Garmin. Correvo, e senza dati sulla velocità mi sono sentito smarrito. Non solo. Il Garmin registra tutte le corse, registra percorsi, velocità, ogni momento. Questi dati vengono poi trasferiti sul PC in un grande archivio. L'album delle corse. Stavo correndo realizzando che niente avrebbe memorizzato quel momento. Quella corsa sarebbe rimasta solo nella mia di memoria. Non saprei dire se ho aumentato la velocità, forse sì, sicuramente sì. So però che è stato tutto un balletto con la sensazione di fatica. Direi un tango. Correvo dosando velocità e sforzo per posizionarmi in prossimità di un confine, quello che mi separava dalla fatica maggiore.  La fatica che poi ti costringe a rallentare. E quel confine si spostava, si muoveva, era la lepre da seguire. Il Garmin è uno strumento incredibile, un giochino fantastico, ma come aveva già capito il coach qualche mese fa, (sant'uomo quel coach) disabitua ad ascoltarsi. E questa non è mai una bella cosa.
doug - 09:32 | lk | | A Perdifiato

thelma e luoise
doug - 20:37 | lk | | Tabasco

il Comitato

C'è un taglio di luce sublime. Detto tra noi, non credo sia una questione di nuvole e di cielo pulito. Devo informarmi al Comitato. Questo taglio di luce è sicuramente una prerogativa stagionale. Insisto. E' dicembre bellezza. La postura tonale è quella della più famosa "...E' la stampa bellezza". Perché ho pensato "E' dicembre bellezza?" E' sicuramente un messaggio del Comitato. Dopo la colazione, il Comitato, mi ha avvisato. Ho riconosciuto il Pensiero Messaggio del Comitato. L'ho riconosciuto perché era disgiunto dal pensiero precedente e da quello successivo. Capita sempre così, quando il Comitato deve comunicare ti arriva il Pensiero Messaggio. Il Pensiero Messaggio di stamattina era: oggi il mio cervello ha nuove funzioni. E' stata potenziata parte logica e interpretativa, inoltre è stato aggiornato il database dei film. Sto ancora aspettando dal Comitato il Database Pensiero con frasi e citazioni d'amore celebri. Santo cielo, guarda che professionalità, appena ho pensato a questa cosa è subito arrivato un Pensiero Messaggio del Comitato. Ho pensato "tre giorni" senza nessuna ragione, quindi è sicuramente un Pensiero Messaggio del Comunicato. Sono qui da poco, devo ancora prendere dimestichezza con queste cose. Sì, quindi il Comitato mi dice che ci vogliono tre giorni. E' proprio il caso di dirlo: Basta il pensiero. Space Maker degli Air è la musica che sto ascoltando. Non so perché dico questo. In realtà non so se sto ascoltando con le orecchie. Forse questa musica è dentro il mio cervello. Forse fuori non si sente niente. E' la musica del Comitato. Mi spiego. Se qui di fianco, qui, vicino a me, ci fosse un'altra persona, forse, non sentirebbe niente. E' il Comitato che seleziona queste canzoni. Sì, nel pacchetto ci sono anche canali tematici musicali. La musica, dicono, interviene automaticamente quando la mente non è molto occupata. Incredibile. E quando la mente è davvero nulla facente inizia ad immaginare di scrivere storie inventate. Stupefacente.
doug - 10:27 | lk | | Bossanova

Central Park Lambro

Oggi allenamento al Parco Lambro. Una corsa stranissima che merita di sicuro un commento, a parte. Ma sono altre le cose da dire ora. Mentre correvo un pensiero, un emozione cristallina: "Parco Lambro mi mancherai... non ci sono cazzi". Tra pochi mesi cambierò casa e finirò a correre ed allenarmi da tutt'altra parte e oggi, mentre correvo, mi sentivo triste come ci si sente di solito nelle stazioni poco prima di salutarsi. Quei binari maledetti. Si, posso sempre prendere la macchina e ogni tanto tornarci, ma non è la stessa cosa. No, non è la stessa cosa. Iniziai a correre a NY nel 2001, il battesimo me lo diede Central Park, ma è qui, in questo Parco Lambro milanese, che ho fatto il resto. In sette anni di allenamenti, Parco Lambro, per la sua vicinanza, è diventato un estensione di casa mia. Casa mia, tre piccoli locali, più bagno, più cucinotto, più Parco Lambro. Lasciare questa casa sarà un mondo, un capitolo... un commento, anche questo a parte. Ho fatto due calcoli, in  7 anni di corse dentro Parco Lambro ho fatto 10.000 km circa. Diecimila chilometri. C'ho corso dentro di sera col buio pesto, col freddo e la nebbia. Di mattino presto, all'aurora, col primo caldo. Col vento di primavera. Con la neve d'inverno. Con le foglie che cadono e fanno un tappeto. Ma soprattutto con la pioggia. Perchè il Parco Lambro con la pioggia estiva e primaverile, quella intensa, è bellissimo. Stupendo. C'ho corso prima e dopo gli infortuni. C'ho corso dentro. Molte volte, alla fine di una maratona, o di una mezza in giro per l'Italia ,ho pensato al Parco Lambro. Mi ha aiutato. In piena crisi, quando mancavano meno di tre chilometri, mi dicevo, dai cazzo, dai, ti manca un giro di Parco Lambro. E con la mente percorrevo il giro del Parco Lambro. Dai...Ti manca solo quel fottuto giro del Parco Lambro. Sì, quel fottuto giro da 2.450metri mi mancherà. Tanto.
doug - 19:26 | lk | | A Perdifiato

forse è il cova

Entro nel campo d'atletica, è giovedì. Ultimo giorno lavorativo. La settimana è stata corta ed intensa come l'orgasmo maschile. Il clima è perfetto, sono le 18,45, così segna l'orologio a lancette del comune di Milano all'ingresso del Centro Sportivo. Pago il biglietto. Pagare per correre l'allenamento ha un suo perché. Passo il tornello. Una tizia fa stretching sotto il pergolato, mi guarda. In pista tanti atleti, chi al centro a scaldarsi, chi in pista già a sommare 500 e 400 (metri). M'incanto sulla pista. Mi passano davanti due ragazzi sotto i 3' al km. A vederli bene così da vicino non sembra neanche tocchino la pista. Galleggiano leggeri. C'è tanta gente in pista. Quando gli occhi vengono attratti da qualcuno che corre non capisco da dove sia partito, sembrano sbucare fuori dal nulla. Stanno facendo tutti le ripetute. Poi si fermano e quindi si perdono nei vari gruppetti. Entro nello spogliatoio, mi sale l'adrenalina. Schegge di pensieri della giornata appena esplosa mi raggiungono. Mi dico, dai, ora spegni tutto, goditi questo momento. Stai nel presente. Non pensare. Mi spoglio. Vapori d'acqua calda, miscele di profumi di doccia schiuma, commenti su tempi ed acciacchi. Pantaloncini, calze, scarpe e maglietta. Via. Entro al centro della pista, faccio stretching appoggiando il piede sull'ostacolo grosso, quello "delle siepi". E' parcheggiato al centro vicino al materasso del salto in alto. Mi guardo intorno. Tutto, qui, è atletica, anche la luce. Mi passa di fianco Rondelli con tre atleti, ha in mano una serie di tabelle. Parto per il riscaldamento in pista; un km. Esco dal campo, corro intorno alla montagnetta. Terzo km a 4'40'', sarà il più veloce. Decido d salire in montagnetta, prendo il sentiero a spirale. Ci sono strappi ripidissimi, vedo il sangue. Non vedo i battiti perché sono senza cardio, ma li sento. Cerco di stare sempre sotto i 5'30'' al km. E' pieno di podisti. Supero un gruppo di quattro, uno di questi propone agli altri tre di fare il percorso Cova. E' quello che sto facendo pure io. Cazzo sto facendo il famoso percorso Cova. L'idea mi regala una botta di energia. Arrivo in cima alla montagnetta. Il cielo è limpido. Il sole sta tramontando. In basso a sinistra c'è San Siro che visto così dall'alto ha il suo perché. Milano da qui è davvero un'altra cosa, soprattutto se qui sopra ci arrivi correndo. Ora bisogna scendere. prendo il sentiero oltre la cima. Gli anelli a spirarle circondano la montagnetta e pur scendendo ripropongono ogni tanto qualche salitina. Sono sofferenze. Tengo il passo. Arrivo fin sotto. Ecco l'ingresso, rientro in pista. Guardo il Garmin. Ho fatto 9km e 650 metri, non si può finire un allenamento a 9km 650 metri. Non esiste. Mi faccio gli ultimi 350 metri in pista. Su quelle corsie mi sembra di rimbalzare, e dopo tutta quella fatica la sensazione non è piacevole. Il Garmin mi chiude il decimo chilometro con il solito beep che sento forte e bene, sono senza musica. Mi fermo e inizio a camminare verso il centro della pista. Mi sdraio sull'erba e allargo braccia e gambe.  Sono una X. Un'astronauta vedrebbe una X dentro un ovale rosso. Cazzo, ho fatto il percorso Cova. Sento l'adrenalina delle salite montarmi dentro. I muscoli vibrano. Sono sudato ovunque. All'astronauta faccio l'occhiolino e poi chiudo gli occhi.
doug - 15:31 | lk | | A Perdifiato

edicola

Il Manifesto è sempre nello stesso punto. E' appoggiato sulla piccola mensola dietro la cassa. Quello è il mio Manifesto. Lo mette lì per me. Quando entro in edicola il tizio dell'edicola si gira, lo prende, e me lo consegna. Il tizio dell'edicola è un pensionato messo lì a gestire l'apertura dell'edicola ché i giovani edicolanti arrivano comodi alle 09.00. Ha i capelli bianchi, una bella faccia del sud ed è sempre lì che borbotta in dialetto a bassa voce. Dividere le due copie del Riformista dalle copie della Padania con la schiena piegata nel grande pignone dei quotidiani è una rottura di coglioni. Non si ricorda mai dove sono le riviste e quando deve sostituirne una borbotta spostandosi tra le pareti piene di riviste. Troppe e tutte uguali. Al mattino, alle sette, sono di fretta. Se, quando entro in Edicola, lui è distante dalla cassa, il Manifesto me lo prendo io. La scena è sempre la stessa.  Lui è in fondo all'edicola. Mi guarda, e con lo sguardo mi parla. Mi dice una cosa del tipo; Porca troia di quella puttana c'ho la schiena piegata e spezzata su questa pigna di merda di giornali e tu arrivi a rompere i coglioni? A quel punto, intercettato il pensiero incapsulato nello sguardo, cerco di risolvere con un... "Buongiorno...lo prendo io...stia tranquillo...buona giornata". Mi allungo, prendo ed esco. Un pochino, secondo me, mi odia. Non consegnarmi quel giornale è una piccola sconfitta. Un buco di professionalità. Il senso del dovere di un uomo del sud si costruisce anche su questi dettagli. Il Bello, il sublime, è quando è lui a consegnarmi con le sue mani  il Manifesto. Lo prende, con calma, me lo consegna, mi guarda negli occhi e mi parte con la filippica...  "Guardi signore che lei mi corre troppo"  Con ancora il Manifesto in mano, quasi sadico, insiste "Ma perché mi corre così lei...? non va bene a essere sempre così di fretta, lo sa?" Insomma, è lui che vuole consegnarmi il Manifesto, e se io non fossi di fretta lui, mi vuole dire, avrebbe il tempo di sollevare la schiena arrivare alla cassa e consegnarmi il Manifesto. Insomma farebbe il suo dovere, quindi è colpa mia se non ci riesce.  "Lei mi va troppo di fretta, non va bene, deve cambiare" Stamattina l'ho guardato negli occhi e ho domandato "Lei sa dirmi come si fa?" e lui non ha risposto. Ha settant'anni, una pensione che non basta, se sapesse come si fa non sarebbe di certo lì a rompersi i coglioni al mattino presto con i giornali e con me.  L'ho guardato e ho sorriso, lui, a suo modo... credo abbia sorriso.
doug - 10:36 | lk | | Bossanova

domotica

Guardami bene negli occhi, ora devi stare tranquilla. Abbracciami. Si... tesoro, abbracciami forte. Sono qui, sono vicino. Ti sei solo spaventata. Non è successo niente. Non ti preoccupare. Ti sei spaventata e hai fatto  casino, ma non è successo niente. Ci sono io ora. Ti preparo qualcosa di caldo? Hai fame? Non pensarci amore, ora sei al sicuro. Sdraiati. Accendo la televisione? Ok, non l'accendo. Si, tranquilla, ti rispiego tutto. Ora rilassati. Devi solo fare attenzione. Si, tranquilla, con calma ora ripassiamo tutto. Dai, dammi un bacio. Vedrai, non ti sbaglierai più. Allora, se si avvicina un rumeno devi premere A3. Se si avvicina un africano Z23. Se qualcuno ti fischia in modo provocante mentre cammini devi premere A1. Se qualcuno t'insulta devi premere F5+123 se sei in macchina, +124 se sei in bici, +125 se sei a piedi. Se ti senti sola devi premere AA24. Se vuoi sentirmi AA25+codice-chiamata, se vuoi sentire i tuoi genitori devi premere AA26+codice-chiamata. Ricordati sempre però che prima di ogni operazione devi digitare il PIN. Amore... mi sei andata in sbattimento col PIN. Il PIN serve per evitare che qualcuno ti stupri e poi ti rubi anche il braccialetto per la tua sicurezza. Come si dice? ....oltre la beffa anche il danno. Ora metti il braccialetto amore mio, su. Guarda, ci sono le nostre iniziali. Sdraiati. Rilassati. Sei bellissima, lo sai? Io esco, vado a giocare a calcetto con gli amici. Dammi un bacio, amore mio, e non toglierti il braccialetto, mi raccomando.
doug - 08:52 | lk | | Bossanova

la loro colazione

Posiziono gli auricolari ché mi stanno cadendo. Stamattina non c'è verso. Ascolto della radio e lettura dei giornali non quagliano. Di solito ci riesco. E' una questione di slalom tra incipit. Arriva il cappuccino. Oggi è giornata da due cornetti. Da quanto tempo vengo in questo bar? Non ho voglia di leggere. Il tono di voce di Ilvo Diamanti è odioso. Tolgo un auricolare. Mi dedico al piacere del cornetto integrale, del miele, del latte e del caffè. Ci sono anche giornate a tre cornetti, non oggi. E loro due. Cerco di non farmi beccare. Li sbircio. Sono belli. Sei mesi fa non si parlavano neanche. Lui faceva colazione di là e lei di qui, entrambi col free-press del mattino aperto. Lui EPolis, lei Metro. Hanno iniziato a salutarsi molto dopo. Chi avrà iniziato? Dopo un po' lui ha iniziato a sedersi di qui. Ora conversano amabilmente. Ogni cosa che viene detta fa star bene entrambi. Non riesco a sentire i contenuti ma solo i suoni. Li guardo. Lei è biondina. Piccolina. Lui è un motociclista, robusto, ma non alto. Due bei volti. Sono entrambi vestiti molto bene, nel senso che mi piacciono i loro vestiti. Look casual parigino, mi viene da dire. Immergo il cornetto, cerco di tirare su anche un po' di schiuma. Hanno due sorrisi stupendi. Chi arriva prima, ogni volta che si apre la porta del bar, alza gli occhi per vedere chi è entrato. Si aspettano. Quanto è atteso questo incontro? Per esempio, penseranno alla loro colazione fin dalla sera prima? Secondo me questi due si sposano. Lo sento, si vede. E se si sposano mi avvicino con garbo e domando: per la festa avete bisogno di un DJ che mette la musica? Io c'ho i dischi belli.
doug - 10:18 | lk | | Bossanova

pendant

Quando la domenica è morbida aggiungi;
sì, morbida ma non rotonda.
Impossibile darti torto.
Discorsi da letto vietati in bar rumorosi. Forse nel nord Europa, di pomeriggio, a dicembre.
Domandare "Vuoi parlarne?" è invernale. Non fa pendant con una conversazione estiva.
Su una cosa ci siamo trovati. Certe cose si dicono meglio camminando.
L'amore raccontato a metà, l'amore comunicato in codice, i silenzi d'amore.
Le parole tra noi, i tuoi pensieri occultati, i miei che restano qui. Un mistero l'interazione di tutto.
Promettersi di dirsi tutto è l'emozione di una prima vacanza in Grecia. Belle promesse che fanno pendant solo con l'adolescenza.
Da grandi si finisce per dirsi tutto senza prometterselo. Cinismo.
Una sola volta ti ho detto quanto sei bella spettinata. Troppe volte dei colori del tuo volto, stupendi. Mai tante altre cose.
Il design dei sentimenti ha le sue regole.
Quando la metropolitana ha aperto le porte mi hai salutato, sei uscita dalla carrozza, non ti sei girata.
Un'ultima volta.
L'abbiamo sentito, pensato e detto con un sorriso.
Lasciarsi così non fa pendant con quasi niente, forse solo col futuro. Ma è solo una questione di gusti.
doug - 10:02 | lk | | Bossanova

...sul ponte vendola bandiera rossa
doug - 12:52 | lk | | i corti

anche

Dopo quello di Roma il PD ne vuole aprire uno anche al Nord; parlo del lost
doug - 10:44 | lk | | Tabasco, i corti

tranne

bisogna fare qualcosa, espulsione immediata di tutti i clandestini, tranne i russi
doug - 07:35 | lk | | Tabasco, i corti

neanche

basta, questa settimana ho parlato troppo di politica, neanche ci fossero state le elezioni e le avesse vinte berlusconi
doug - 19:19 | lk | | i corti

Una seria autocritica della sinistra inizierà solo ora, dopo la vittoria di Berlusconi. Per fortuna che c'è Berlusconi.
doug - 11:57 | lk | | i corti
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